Dal 1 luglio sarà operativa la norma che prevede un credito d’imposta sulle commissioni per le transazioni elettroniche per gli esercenti ed i professionisti.

Si tratta di una disposizione volta a contrastare l’evasione fiscale, scoraggiando l’utilizzo dei contanti.

Spesso i pagamenti con carte di credito o bancomat non sono ben accetti da commercianti, artigiani e professionisti per via delle alte commissioni che vengono applicate dagli intermediari. 

Per cercare di ovviare a questo ed incentivare l’utilizzo di mezzi di pagamento elettronici, in ottica di contrasto all’evasione fiscale, entra in vigore una normativa che prevede un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni applicate dagli intermediari.

Chi può beneficiarne

La misura è rivolta a imprenditori, commercianti, artigiani e professioni con ricavi relativi all’anno precedente non superiori ad € 400.000. Si applica alle sole cessioni di beni o prestazioni di servizi  effettuate nei confronti di consumatori finali, non per gli utilizzatori professionali, e pagate mediante l’utilizzo di carte di credito, di debito, bancomat e altri sistemi di pagamento elettronici tracciabili, ivi comprese app. 

Come funziona

Gli operatori dei sistemi di pagamento trasmetteranno mensilmente, utilizzando un apposito programma all’Agenzia delle Entrate, i dati relativi alle transazioni che consentono di beneficiare del credito. Nel tracciato è prevista la comunicazione di vari dati quali:

  • elenco delle operazioni;
  • numero e valore totale delle operazioni, con separata indicazione di quelle effettuate nei confronti dei consumatori finali;
  • prospetto riepilogativo delle commissioni addebitate.

Entro il 20 del mese successivo a quello delle operazioni dovranno altresì trasmettere via pec o tramite online banking i dati agli utilizzatori.

Questi dovranno determinare l’importo del bonus  da utilizzare dal mese successivo a quello in cui hanno sostenuto la spesa, come credito in compensazione esclusivamente mediante F24 telematico.

L’Agenzia delle Entrate dovrà quindi essere predisporre un apposito codice tributo al fine di consentire la compensazione.

Il credito dovrà poi essere indicato nella dichiarazione dei redditi.  

Tutta la documentazione relativa al credito d’imposta dovrà essere conservata da chi lo utilizza per 10 anni dall’anno di utilizzo. 

Sicuramente, almeno per i primi tempi, il meccanismo non si presenta semplicissimo per i potenziali fruitori del credito che dovranno recuperare i dati, estrapolare quelli che  concorrono alla formazione dell’importo utilizzabile ed effettuare la compensazione mediante F24 telematico

I primi dati dovrebbero arrivare il 20 agosto e, solo a quel punto, sarà possibile fare le prime valutazioni anche sulla convenienza dell’utilizzo del credito.  

 

 

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